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Alluvione a Benevento, le ferite ancora aperte

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Posted on: 10/15/16

Fango è rimasto poco. Danni ancora tanti, come certe ferite che non si vedono, ma te le raccontano. È quasi un coro, quello di chi è stato colpito dal terribile schiaffo di fango e acqua al Sannio di un anno fa, oggi: «Non è cambiato niente», dicono. Certi cercando di frenare la rabbia, certi altri aggiungendo «non mettere il mio nome, è meglio, sono troppo furioso per parlare, lo Stato ci ha abbandonato». Invece, secondo il Commissario straordinario per l?alluvione, Giuseppe Grimaldi, dire d?«essere abbandonati dallo Stato mi sembra una cosa veramente fuori dalla logica».

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Mare di danni. Un  miliardo e centotredici milioni di euro: a tanto ammontarono i danni, circa 360 miliardi a strutture private e attività economico- produttive, il resto a strutture e infrastrutture pubbliche. Antonio Pinto, moglie e tre figli piccoli, ebbe casa massacrata, un primo piano: «Il fango distrusse, letteralmente, i mobili e lesionò i pavimenti». Casa è rimasta uguale, in più, «a parte che non riesco a rientrarci per ragioni burocratiche, so che stanno cercando di occuparla ? racconta ?. Tieni conto che per questo proprio stanotte vado a dormirci con mia moglie, in un?abitazione senza corrente?». Lui è fra quelli che a chiedergli cos?è cambiato, ribatte secco e subito: «Ti rispondo con una sola parola. Niente».




Prima scuole e pubblico. La priorità «l?abbiamo data alle scuole, dietro mia precisa indicazione, poi agli impianti di depurazione e ai ponti crollati», spiega il Commissario Grimaldi: «Interventi finanziati e tutti in fase di esecuzione». Angelo Moretti coordina la Caritas diocesana (che ha svolto un ruolo decisivo nei mesi dell?emergenza) e «rispetto a chi è stato colpito dall?alluvione ? dice ? non abbiamo avuto obiettivamente nessuna risposta. Le famiglie non stanno condizioni molto diverse dal dopo alluvione». Il Commissario anche qui ha prospettiva assai diversa: «La struttura commissariale ha fatto un lavoro eccezionale per certi aspetti». E poi «tutti dimenticano i settecento interventi per sedici milioni di euro, tutti liquidati, serviti per le opere immediatamente urgenti che servivano ad amministra- zioni e comuni, come togliere il fango».


I risparmi di una vita. Anche Giuseppe Catalano dubbi ne ha pochi: «È cambiato ben poco. I soldi per ricostruire non sono arrivati», spiega. La sua casa era stata invasa dal fango. La sua piccola azienda agricola fatta a pezzi dall?ondata. «Quel po? che sono riuscito a fare, a riparare in casa, l?ho fatto a spese mie». E in che modo? «Usando i risparmi di una vita? Con questi sto cercando di tirare avanti». Le sue serre, la sua campagna, che erano la sua vita, stanno peggio di un anno fa. Come sta peggio, ad esempio, il vivaio Ciampi, che era grande e lavorava bene e adesso è cimitero di piante e piantine. Un anno di abbandono devasta quanto un?alluvione. 


Qualcuno gioca sporco. La risposta «è stata molto lenta, per quel che riguarda il ristoro dei danni ricevuti», sottolinea anche don Nicola De Blasio, che la Caritas beneventana la dirige. Lenta per problemi burocratici, perché i soldi stanziati non sono sufficienti, ma non solo e stavolta lo Stato non c?entra proprio: «Qualcuno sta giocando sporco. I paesi che hanno fatto richieste di risarcimenti sono assai più di quelli che hanno avuto i danni». A proposito, ancora il Commissario Grimaldi: «Diventa sempre tutto semplice», ma «parliamo di settantasette comuni colpiti, cento enti e quel miliardo e centotredici milioni di danni». E «noi non vogliamo disperdere o sperperare un solo centesimo».


Lavoro in fumo. Bankitalia l?ha detto lo scorso giugno, l?economia sannita era ferma o cresceva lievemente, ma l?alluvione l?ha abbattuta del venti per cento. Coldiretti aveva subito fatto sapere che i vigneti della Valle Telesina sono stati colpiti senza pietà e il danno alla produzione di Solopaca e Falanghina è di quelli da metter paura. «Tra aziende colpite e indotto ? spiega don De Blasio ? stimiamo che abbiano perso il lavoro duemilacinquecento e tremila persone, cioè sei o settemila persone considerando le famiglie», che adesso «cercano di tirare avanti con quel poco che si trova ». Il Commissario Grimaldi non vede altre strade: «Deve ripartire tutto il sistema produttivo, qui».






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